La pittura di Roberto Bernabini - Il Maestro Roberto Bernabini - Maestro Roberto Bernabini

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La pittura di Roberto Bernabini

Pubblicato da Aldo Onorati in Arte e Cultura · 3/4/2010 14:11:36




Trovo nei quadri di Roberto Bernabini una strana fusione di serenità e di vitalità: i paesaggi primaverili esplodono in tinte verdi e gialle, che sono poi i colori dominanti nella tavolozza del pittore ( una sintesi di speranza e di solarità aperta al cielo appena lustrato di luminescenza biancastra: un dato da prendere in considerazione in tanta limpidezza ). Ma cosa dire della neve? Cosa dei panorami invernali, della controllata malinconia autunnale e della gaia raccolta del fieno?
A un certo punto, però, come da un punto focale per l'interpretazione, abbiamo un elemento determinante: la chiesa dei Cappuccini ( in un ampio scenario affidato alle tonalità spaziali, in cui le variazioni del verde si contrappongono tra cielo e terra coi prati e con le ariose chiome dei pini, e le colline sbiadite in fondo che quasi sfumano e si confondono con un azzurro turbato e appena nebbioso) esprime, piccolo nella mole ma grande nel significato, un frate che cammina. Lo vediamo di spalle, procedere verso il convento, umile e mite, un pò misterioso forse.
Ecco: da questo particolare prendono significazione tutti gli altri dipinti; e allora la campagna và vista come rivisitazione dell'anima, la neve come attimo di riposo dello spirito, e le atmosfere, raccolte e distese a un tempo, della natura sono respiro ecologico interno.
E' un nucleo intimo che vivifica le linee da cui si sviluppa una pittura tonale che affida colori-chiave la poesia portante. E abbiamo così nitidezze di colli in lontananza, piazze e palazzi depurati dalla scoria dell'industrializzazione ( come una nicchia dell'anima che non vuole vedere l'assurdo dell'oggi e si rifugia in un tempo non troppo lontano cronologicamente ma già mitico per la memoria ). Sembra di assistere a un alitare di purificazioni che vanno a un ieri di sogno, tutto intimo, in cui lievitano più le speranze vitali della primavera che i toni tristi dell'inverno. E quando viene l'autunno, Roberto Bernabini lo descrive con virile incanto, isolando colori decisi e forti. D'altronde, cos'è più deciso e forte e inequivocabile del bianco dato dalla candida neve?
In questo depurare i segni, io vedo un giocare insintivo con il colore. Un colore che procede dal ricordo e che esprime una chiara sensibilità per le cose che tanti hanno dimenticato ma che taluni vogliono riscoprire. Bernabini è fra questi: la sua opera di riscoperta è affidata al pennello, ma più ancora allo specchio interno della sua anima.

Albano Laziale, 8 gennaio 1993

Prof. Aldo Onorati




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